WRONG

...Parole, suoni, fantasmi nella nebbia...

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giovedì, 30 novembre 2006

...beh, oggi è il mio onomastico...auguri...vi lascio qualche riga divertente scritta dal poeta W.H.Auden durante le sue lezioni su Shakespeare "Le allegre comari di Windsor è una commedia francamente noiosa. dobbiamo essere grati a Shakespeare per averla scritta, poiché ha fornito lo spunto per il Falstaff di Verdi, un eccelso capolavoro operistico. Personaggi come Page, Sommario, Mingherlino e l'Oste sono del tutto insignificanti. Non avendo nulla da dire su quest'opera shakespeariana, propongo di ascoltare Verdi"...non male vero?...ciao...

Postato da: Mele_Troppo_Marce a 08:40 | link | commenti (5)

mercoledì, 29 novembre 2006

...depressione nera...

-----oltrepassare la frontiera----

non tornare mai più.

"le tue ali di terra"

either/or

from the basement....

 

Postato da: Mele_Troppo_Marce a 09:55 | link | commenti (4)

martedì, 28 novembre 2006

una recensione uscita su il mucchio selvaggio online su un amico, Herself (il disco non l'ho ancora ascoltato, ma dal vivo ho avuto delle perplessità)...

Herself

Herself

God Is A Major
Jestrai/Venus

Immersi nel mare della discografia indipendente italiana si impara a nuotare. Arriva un disco di un’etichetta e sai già quello che ti aspetta, più o meno. Fino ad Herself, ad esempio, sapevo perfettamente come avrebbe suonato un disco della Jestrai. Che cos’è successo? Da dove diavolo spunta fuori una roba del genere? Dove sono finiti i power-chord e l’attitudine post-grunge? Il cantato in italiano e la spasmodica ricerca dei nuovi Verdena? Finalmente abbiamo cambiato rotta, e non poteva esserci sorpresa migliore. Insomma, “God Is A Major” è proprio un grande ritorno ed Herself – monicker di Gioele Valeti, proveniente dalla Sicilia, terra di altri cantautori "americani" come Cesare Basile e Pietro De Cristofaro – si conferma talento sopraffino e grande canalizzatore di influenze. Nelle canzoni di “God Is A Major” convivono Mark Linkous, Mark Oliver Everett e Daniel Johnston, e non c’è una citazione che non sia metabolizzata e resa alla perfezione. Lo-fi per anime erranti, musica che di italiano ha solo la provenienza geografica mentre il cervello, l’anima e magari anche il corpo stanno già da tutt’altra parte. Musica da esportazione che non verrà mai considerata musica da esportazione. Ed è un peccato, perché si tratta di un disco capace di sorprendere e stupire. Qualità non da poco considerando l’anno discografico che sta per concludersi. A mio avviso, tra le cose migliori pubblicate in Italia negli ultimi tempi. (www.herselfweb.com). Hamilton Santià

Postato da: Mele_Troppo_Marce a 17:43 | link | commenti (1)

...accanto a me Lev Tolstoj con I racconti di Sebastopoli e La sonata a Kreutzer...ho bisogno di letture un po' classiche....molto meglio della schifezza che mi gira attorno (non è un tono ironico se mi stai leggendo)..."E' sorprendente quanto totale possa essere l'illusione che la bellezza sia un elemento positivo. Una bella donna dice delle stupidaggini, e tu le ascolti senza notarle: vedi soltanto intelligenza"...sottolineata a matita....l'ho letta e riletta...poi ho fatto partire "The same mistakes", il primo pezzo di un album dei The Cooper Temple Clause......i militari tornano dall'Irak....alla tv uno speciale sui Fratelli James e Younger...pistoleri sudisti........................................prima fetta di panettone.............il rumore della lavatrice...........balocchi....il treno impazzito....

Postato da: Mele_Troppo_Marce a 09:17 | link | commenti (2)

sabato, 25 novembre 2006

...give'em enough rope...di prima mattina per superare la difficoltà della vita che si riprende...pacchi da spedire...un viagigo di tre ore verso Bologna...torno domani mattina o boh...dipende...julie's in the drug squad...scrivere poche frasi di questo libro...Jack Nicholson impazzito ne La Promessa...questionari a cui rispondere...le mattanze quotidiane...i brogli elettorali...io non ho votato...non voto mai...il ricordo delle cicatrici sul polso della protagonista del romanzo di Deborah Gambetta, Il silenzio che viene alla fine...e stasera ci sarebbe stata la voce magmatica di Diamanda Galas a Bologna...costa troppo...mi costa di meno questo piccolo viaggio...con le sigarette, due panini e domani mi devo pure comprare una giaccavento che non non ce l'ho...cercate questo libro: N'DREA - "MEDICINA MALEDETTA ED ASSASSINA" (Edizioni 415)...apre gli occhi sul rapporto cancro-paziente o più in generale fra paziente-medici-cure...una sottomissione totale.........l'avvelenamento...che roba....

Postato da: Mele_Troppo_Marce a 08:50 | link | commenti (5)

mercoledì, 22 novembre 2006

...ciao, cavolo,faccio proprio una fatica del diavolo ad aggiornare il blog...senza pc...e in più nemmeno quelli della mia biblioteca sono più in funzione...e così mi devo spostare altrove, come in questo istante...la vita procede...innervosito per tutta questa polemica del corteo a Roma...ne ho lette di ogni....non chiedetemi di rendere onore ai soldati caduti a Nassirya...come se essere italiani, significasse identificarsi con dei soldati in giro per il mondo ad occupare territori altrui, avallando i disegni economici-religiosi dell'Occidente...non ci sto a questo gioco...sto leggendo tanto...preparando la recensione del romanzo PREP...se non l'avete letto, sforzatevi di trovarlo...le vicende di una studentessa in una "preparatory school" negli Usa...un college privato...non è la solita roba...non c'è traccia del patetico ribellismo dell'Attimo fuggente...e nemmeno di quell'altro con la Julia Roberts professoressa...è molto più delicato ma anche più duro sull'aria che si respira fra quelle aule/stanze/corridoi...Sto cercando anche di dare una sistemata a WRONG che dovrebbe riuscire con una nuova copertina, degli inserti nuovi (dei piccoli scritti donati da amici), sperando che vi interessi magigormente dell'edizione vecchia....stasera ci sono gli Arab Strap a Milano nel loro tour d'addio...se avete soldi andateli ad ascoltare....

Postato da: Mele_Troppo_Marce a 10:20 | link | commenti (5)

mercoledì, 15 novembre 2006

 
18 NOVEMBRE: SDSM LAB RILANCIA CON BARBARA MORGENSTERN
L’artista tedesca vestirà di suoni “indietronici” il sonic space di Guardia Sanframondi. Nel weekend in programma concerti, rassegne, proiezioni e un convegno di linguistica
 

Impeccabile taglio elettronico, e voce calda fino al punto di fusione del severo rigore tedesco. Questi i principali ingredienti dello stile Barbara Morgenstern, miscela in costante e perfetto equilibrio tra le temperature minime e massime delle scale acustica e cromatica, destinata a catturare occhi, orecchie e attenzioni alla riapertura delle passerelle di SDSM Lab, in programma sabato 18 e domenica 19 novembre, nel Castello Medievale di Guardia Sanframondi.

La giovane cantautrice tedesca – artista di punta dell’intera collezione indie prêt a porter ’06 – sfoggerà il meglio del proprio repertorio “indietronico” nella serata di sabato 18 novembre, cuore caldo e pulsante di una intensa due giorni griffata SDSM, che riassumiamo di seguito.

SDSM LAB 1.2 - PROGRAMMA

Sabato 18 Novembre
from h. 17 – Art Lab
mostra di pittura di Carmine Carlo Maffei
from h. 21 – Sonic Lab (ingresso con sottoscrizione)
opening act: Prognosi Riservata +

Mr Milk
BARBARA MORGENSTERN live

Domenica 19 Novembre
from h. 11 – Art Lab – re-start
from h. 17 – Word Lab
convegno nazionale sull’immaginario linguistico
with Massimo Gerardo Carrese
from h. 21 – Cine Lab
Proiezione di "E morì con un felafel in mano" di Richard Lowenstein

SDSM, indie prêt a porter
ufficio stampa sdsm
stampa@sdsm.it

Postato da: Mele_Troppo_Marce a 08:29 | link | commenti (2)

martedì, 14 novembre 2006

Non lo so perché scrivo di queste cose, forse perché ho ancora il ricordo della festa di venerdì scorso nel mio ex luogo di lavoro, una Cooperativa Sociale per l’inserimento di lavoro, dove sono rimasto per sei anni e che prima di essere stato un luogo di “lavoro” è stata una via alla “resurrezione”, (se questo sia il termine più adatto non ne ho idea, ma è il primo e più diretto che mi viene in mente), una sorta di colpo di frusta per continuare a vivere o almeno a provarci e da dove me ne sono andato non sopportando più la degradazione della situazione, della persona scivolata in secondo piano rispetto all’aspetto maggiormente lavorativo. Fra quelle mura ho trovato accoglienza, il rispetto del mio silenzio e timidezza durato per i primi mesi, durante i quali la mia testa e il mio corpo erano altrove, e poi amici, affetti, e relazioni con coloro che (stupidamente o per un’insopprimibile necessità dell’uomo di apporre una definizione/etichetta su qualunque realtà ci circondi) vengono chiamati “disabili”, persone con un nome, un cognome, dei sogni, dei dolori, dei traumi. Allontanarsi da loro è stato duro ma anche necessario, per cercare altre strade e per non sprofondare nella malattia di un lavoro che mi assorbiva giorno e notte, occupandomi incubi e provocandomi tachicardia per i ritmi impossibili. Nel frattempo mi sono ritrovato in un ospedale a lavorare in un biblioteca per degenti, ovvero un servizio, che cerca di alleviare le sofferenze, i momenti morti dei pazienti passando giornalmente per i reparti proponendo libri o più semplicemente e genuinamente scambiando chiacchiere, strette di mano, lacrime, fette di torte per un compleanno celebrato con una flebo e un taglio nel costato e quindi altra sofferenza con le quali avere a che fare, diversa, stanziale, con la morte che ti rapisce da un secondo all’altro, un letto rifatto, un nome cancellato dalla lista, una croce. Ci si mette poco a scomparire. Non ci sono miracoli. E questo è duro ammetterlo. Sono la vita e la morte i due veri miracoli, mi verrebbe da dire. Il paziente psichiatrico con il pigiama sporco che incontri nell’ascensore, la mamma con una gravidanza difficile costretta a letto, la vecchietta malata di Alzheimer che si crede bambina e mi chiama mamma. Ogni giorno, in un cubo con mille finestre e tanto abbandono. Sì, ho divagato, ma tutto questo per il dubbio che mi attanaglia sempre, sul senso delle azioni di chi trascorre tempo con la malattia. Prima il malato e poi il dottore. Prima il disabile dopo l’operatore. E così venerdì mi ritrovo a una festa dove i disabili sono seduti in cerchio, zitti, imbarazzati da così tanta gente, incapaci di prendere in mano la situazione, lontani anni luce dai discorsi che girano intorno al tavolo. E poi sì, sapendo che non posso fare, C. che mi abbraccia, nel suo metro e 30 per 100 chili, che mi tiene le mani sul suo seno, che mi trascina per mostrarmi il lavoro che fa per quelle tre ore scarse, lei che arrivava sempre in ritardo, “Son napoletana mica brianzola” ci teneva sempre a dirci, con quella dentiera tutta nuova e gli anelli d’oro, lì abbracciata a me, che mi tiene la mano, con una femminilità esplosiva, sì, con bellezza, nelle sue labbra rosse e il ciuffo biondo platino per l’occasione, e il suo amato che ci gira intorno, F., con il suo amico fantasma che è riuscito una volta a presentarmi, e tutti gli altri,lì, intorno, con P. che mi odia per tutte le volte che l’ho ripreso quando dava in escandescenza e che mi porge la mano per farmi capire che non ha paura di me, e F., che diede ripetizione di matematica al liceo e che si è perso nei foschi meandri dello studio e trovarselo accanto, una mattina, su un tavolo a mostrargli il funzionamento di un avvitatore ad aria per piazzare una vite, dico una!, in un pezzo di plastica, e M., che gira per il mondo e che in quei lunghi momenti d’assenza, con lo sguardo rivolto al muro, tanto mi somiglia e tutti intorno, la bolgia. La festa degli autodefinitisi “normali”, trasformata in una simpatica conoscenza delle rispettive famiglie, fidanzati, autorità, competenze specifiche e L. che trema sempre, con un nuovo scooter, che prende sempre le rotonde al contrario che se potesse scomparirebbe nell’angolo più lontano. Non so perché ho scritto questo ma forse per una delusione costante che ritrovo in questi ambienti, dove la semplicità del gesto è sempre denigrata, come l’idea di un ragazzo in un altro centro di salute mentale di organizzare un happy hour (uno schifoso rituale che personalmente odio), il suo sogno da una vita, una festa con candele e ogni genere di ben di Dio, il “suo progetto” che viene portato a compimento. Sì, proprio il “suo” che poi viene calato ai piani inferiori. La semplicità è aborrita, tutt’al più accettata controvoglia. Ricordo una volta una pizza e poi tre di loro che decisero di andare in un locale dove si metteva musica: quanto ci divertimmo e furono loro a trascinare la serata. Senza bisogno di immagini fantastiche o di occasioni importanti, ma di piccole cose. Di una Coca Cola bevuta come una birra o un bicchiere d’acqua spacciato per vodka. È desolazione, quella che provo molto spesso. Come in ospedale. Dove anche il silenzio è da rispettare, la faccia nascosta sotto le lenzuola non è un’offesa personale. O il tempo, come quando ieri la sorella dell’ex rettore del mio collegio, cieca, voleva solo sfogarsi, piangere su una vita troppo dura per essere ancora sopportata. Sono uscito che mi mancava il fiato. Costa e molto spesso non so nemmeno come posso continuare. Si commettono pure degli errori, una sola parola sbagliata può compromettere tutto, mi è capitato e non lo posso dimenticare, non posso dimenticare il prezzo pagato, da noi due. E non si può nemmeno dire che il tempo riaggiusterà ogni cosa. Non è vero. Non è proprio vero. Avrei tante cose da scrivere ma mi fermo qui. Nient’altro. Come la febbre che ho sulla bocca. Che si allarga e mi fa male. È segno di qualcosa che non va. Vedremo in futuro.  

Postato da: Mele_Troppo_Marce a 10:01 | link | commenti (3)

sabato, 11 novembre 2006

...l'assenza si prolunga...causa pc in disuso...tanto...ieri invece mi è arrivato per posta un dispaccio di Medici senza frontiere, all'interno era presente un braccialetto di carta con dei numeri, nella lettera si spiegava "Il piccolo e e semplice braccialetto che troverà nel depliant è per noi uno strumento incredibilmente utile. nelle situazioni d'emergenza serve a diagnosticare immediatamente il grado di malnutrizione di un bambino. lo provi. prenda una estremità e la faccia passare attorno alle dita e la stringa fino alla "zona rossa". quando il diametro del braccio di un bambino di 5 anni è così piccolo non c'è un minuto da perdere: può morire da un momento all'altro". L'ho provato e non mi ci discotavo molto...scomparire...nelle orecchie "questa specie" dei Fluxus...un'atmosfera magica ad occhi chiusi..."prima di essere..di nuovo splendido buio che squarcia il mistero" ...in bocca "La città dolente" di Daniel Zimmermann..."In memoria delle 37 persone della mia famiglia gassate e bruciate dai nazisti ad Auschwitz e Treblinka"...il dolore puro...l'odio...che violentà la dignità...che ti fa sprofondare nell'atrocità con una scrittura durissima che raggiunge una grazia cristallina nel violino suonato all'arrivo dei treni...la ferocia del dottor Mengele...la crocifissione di un kapò...gli scheletri serviti come cibo...la cenere...e il pensiero che corre ai cadaveri dei palestinesi...un genocidio continuo...basta con le parole...basta con l'indignazione fine a se stessa...basta con i proclami di pace...con le riunioni Onu..le missioni umanitarie...gli appelli di artisti...basta...basta con i Torsello che dopo la liberazione corrono subito in televisione...spegnetela quella maledetta tv...rabbia troce ho addosso..."Quivi venimmo; e quindi giù nel fosso // vidi gente attuffata in uno sterco // che da li uman privadi pare mosso. // E mentre ch'io là giù con l'occhio cerco, // vidi un col capo sì di merda lordo, // che non parea s'era laico o cherco." (Dante, Inferno, XVIII, 112-117)

Postato da: Mele_Troppo_Marce a 16:13 | link | commenti (1)

domenica, 05 novembre 2006

....pensiero della domenica....."Si vive una sola volta. E qualcuno neppure una." (Woody Allen)....i giornali riempiti da questo corteo contro la precarietà...pro-contro-fuori-dentro-esterno-sopra-daun'altra parte del governo...bello schifo di corteo....vabbè....oggi domenica di sonno e lettura....anche se fuori brilla un sole polare..."Le storie ci accompagneranno finché eisterà l'uomo. Grazie alle storie i bambini capiscono che il mistero non li ucciderà. Grazie alle storie scoprono di avere un futuro" (Bernard Malamud)...tantissimi libri vorrei trasportare in questa stanza...milioni...e poi tunnel....labirinti....porte segrete....ieri pomeriggio davano i Goonies su Italia 1...l'avete visto per caso...?....e oggi si vota in Nicaragua....si parla di sandinisti venduti al liberismo...e poi le elezioni del Mid Term negli Usa...nessuna differenza fra democratici-repubblicani....ma leggendo le cronache, le itnerviste, ci si crea un'immagine folle degli Stati Uniti...un qualcosa di non riducibile a categorie ben definibili, ci si scriverebbero sopra tonnelalte di pagine e si sarebbe ridotte alla briciola di una briciola...chiedono voti persino agli Cheyenne.......saluti....

Postato da: Mele_Troppo_Marce a 09:24 | link | commenti (6)